C’ero anche io ad Assisi…risposta a Deborah Fait che ci ha chiamati pacistronzi

Ho letto tutto quanto è scritto qui…
Deborah potrebbe anche aver ragione, a me non interessa chi ha vinto o chi
ha perso, interessano solo i morti, siano essi israeliani, palestinesi o
libanesi, sono loro che hanno perso la guerra.
Ma vorrei commentare qualche breve passo riguardo Assisi…

Primo non siamo pacistronzi, ad Assisi siamo andati in tanti (non
tantissimi) ma non c'erano pacistronzi. E ad Assisi c'erano una bandiera
enorme che ricordava le vittime di Israele e vicino una bandiera
palestinese.
Non ho visto nessuno con la maglietta di Nasrallah, per cui invito a non
leggere il Corriere della Sera soltanto ma anche a  partecipare magari
esternamente.
C'ero anche io ad Assisi, ho respirato un'aria allegra e gioiosa, ho
ascoltato parole che mi sono piaciute e discorsi che non mi sono piaciuti,
come quello che la missione ONU ci deve rendere orgogliosi ecc.ecc.
Ho ascoltato parole che mi hanno fatto piangere come la lettera di David
Grossmann al figlio che non sarà più, morto in questa guerra…
Ho percepito qualcosa nell'aria che mi è piaciuto, ma ho capito che la
Pace si fa in due e non solo con le ragioni proprie.
Ho capito che i morti non hanno nazionalità, come diceva Totò "a mort'è na
livella", e le sole vittime sono loro.
Ho capito che i governi mandano la gente a combattere mentre loro stanno
seduti a mangiare e a bere discutendo di una pace di cui non gliene
importa niente.
Ho capito che io, Deborah, Eyal e Wissan e Ahmed e Abbas in fondo siamo
esseri umani che un giorno moriremo e che la nostra vita sarebbe
assolutamente sprecata se la passassimo a cercare le ragioni per ammazzare
gli altri per difendere la nostra verità.
Io vorrei fermare l'assurda spirale della vendetta, partendo dal dialogo,
partendo dalla nonviolenza.
Vorrei, da italiano, ascoltare le ragioni degli israeliani, dei
palestinesi, dei libanesi, senza sentirmi dare dello stronzo o sentirmi
dire che sono nazista, fascista, razzista, antisemita o quant'altro.
Vorrei capire e far capire a voi che con la violenza non si risolve nulla.

Vorrei ancora una volta ricordare l'esperienza che Gino Strada racconta
nel suo libro Pappagalli Verdi. In una tenda ospedale aveva deciso di
ricoverare i soldati delle due parti avverse uno vicino all'altro.
All'inizio nessuno voleva avere come vicino un nemico. Poi piano piano si
convinsero, ma facevano finta di non guardarsi.
Un giorno uno di loro, istintivamente, spostò la propria stampella per far
passare la sedia a rotelle del suo nemico. Questi per ringraziarlo gli
offrì una sigaretta e il suo "nemico" accettò. Dopo un pò diventarono
amici…
Ecco istintivamente vi sono dei gesti che ci accomunano e che vengon
notati solo in queste gravi situazioni.
Dobbiamo imparare ad aver rispetto dell'altro e della sua opinione.
Potremo così difendere la nostra opinione sapendo di non dover temere di
essere uccisi.
Deborah tu ami tanto Israele come Eyal, ma guardate un attimo al di là del
muro ideale che vi divide dal resto del mondo, rendetevi conto che un
popolo non può essere espresso al cento percento da quello che fa il suo
governo.
Ognuno di noi la pensa diversamente, ognuno di noi avrebbe ragione di
uccidere l'altro perché è di ostacolo alla sua realizzazione? chiedetevi
questo. E' forse nostro dovere eliminare il nemico affinché un domani, da
soli, potremo governare il mondo e fare il nostro comodo?
La libertà sta anche nel fatto che io posso esprimere il mio pensiero
senza temere di essere ucciso, spero che in questo converrete tutti
.
Allora cara Deborah e caro Eyal, esprimete le ragioni di Israele, ma non
offendete chi la pensa diversamente da voi.
Se tu mi dici che sono un pacistronzo o un pezzo di m…a come mi hai
chiamato nell'altra email, cara Deborah, preferiresti che io ti dicessi
che sei una sporca ebrea (perdona le parole) oppure che cercassi di capire
le tue ragioni e ti dicessi di non giungere a conclusioni affrettate?
Io scelgo assolutamente la seconda strada, perché la prima non è per me.
Ora se vogliamo affrontare un discorso con questi principi, potremmo
creare un gruppo di discussione tra italiani, libanesi, israeliani e
palestinesi, dove, senza la violenza gratuita della parola, parlare delle
ragioni dei contrasti e cercare, magari, di trovare una soluzione.
Poi si vedrà…
Ettore

C’ero anche io ad Assisi…risposta a Deborah Fait che ci ha chiamati pacistronziultima modifica: 2006-08-31T16:54:32+02:00da m_gandhi
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