Votiamo SI’ ma solo perché c’è la fiducia

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XV LEGISLATURA ——

27a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 27 LUGLIO 2006

DISCUSSIONE SULLE MISSIONI MILITARI

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà.

GRASSI (RC-SE). Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli
senatori, voglio esprimere con questo mio intervento la contrarietà
al
disegno di legge che stiamo discutendo. Esso, pur contenendo un
aspetto
positivo, che è il rientro entro l'anno di tutti i militari italiani
dall'Iraq conferma – e questo è il motivo principale per cui esprimo
un
netto dissenso – la presenza militare dell'Italia in Afghanistan.

In Afghanistan nel 2001 è stata fatta una guerra che doveva servire
per sconfiggere il terrorismo. A cinque anni di distanza il bilancio
che è sotto di occhi di tutti noi, se si vuole essere obiettivi, è il
seguente: la guerra non è finita, si contano decine di migliaia di
morti civili e solo nella prima metà del 2006 sono stati 3.000: più
di
quanti ve ne siano stati nel 2005; il terrorismo, anche in
conseguenza
della guerra è aumentato, i talibani sono più forti di prima, il
traffico dell'oppio è cresciuto enormemente.

Come si fa a non prendere atto di questo bilancio e non riconoscere
quindi apertamente che la politica internazionale del Governo Bush,
con
le guerre in Iraq e in Afghanistan è profondamente sbagliata ed è
servita non già a combattere il terrorismo, ma a difendere, costi
quel
che costi, i propri interessi strategici?

Si è voluto far credere all'opinione pubblica mondiale che in Iraq si
nascondevano armi di distruzione di massa ma, come è stato
documentato,
si è trattato di una menzogna, costruita dagli stessi Governi che
hanno
fatto la guerra per celare il vero motivo di quell'intervento
militare,
e cioè la grande quantità di petrolio presente in quella zona e la
necessità di controllarne i flussi.

In Afghanistan si è voluto far credere che la guerra fosse una
risposta al terribile attentato dell'11 settembre 2001, ma oggi tutta
la documentazione, anche americana, conferma che la guerra era stata
decisa ben prima dell'attacco alle due torri ed ha l'obiettivo di
controllare una zona di primaria importanza strategica. Per
rendersene
conto basta guardare la carta geografica: l'Afghanistan è al crocevia
tra Medio Oriente, Asia centrale, meridionale e orientale. In
quest'area si trovano le maggiori riserve petrolifere del mondo, si
trovano tre grandi potenze, Cina, Russia e India, la cui forza
complessiva sta crescendo e influendo sugli assetti globali.

In questo contesto e per sostenere questa operazione, voluta in primo
luogo dagli Stati Uniti, si propone di confermare la presenza
militare
italiana in Afghanistan. Sono contrario: si tratta di una missione di
guerra alle dipendenze degli Stati Uniti che può mettere a rischio la
vita dei nostri soldati.

Nell'agosto del 2003, infatti, la missione ISAF è diventata, da
missione a comando ONU, missione a comando NATO. Il quartier generale
ISAF è stato inserito nella catena di comando NATO, che sceglie di
volta in volta i generali da mettere in capo all'ISAF, e poiché il
comandante supremo alleato è sempre un generale statunitense le
nostre
Forze armate vengono di fatto inserite nella catena di comando del
Pentagono; in tal modo esse vengono sottratte all'effettivo controllo
del Parlamento e dello stesso Governo, legando sempre più il nostro
Paese alle scelte che decide il Governo nordamericano in quell'area.

Purtroppo, il disegno di legge dell'Unione sull'Afghanistan non solo
conferma la presenza militare, così come era avvenuto nella passata
legislatura, nella quale per ben otto volte il mio partito aveva
votato
contro, ma non accetta di inserirvi nessun riferimento ad una
strategia
d'uscita. Per questo siamo contrari, perché non si può votare una
missione di guerra, ce lo impedisce l'articolo 11 della Costituzione,
e
perché non vi è su questo punto alcuna discontinuità con il Governo
precedente. Infatti, alla Camera di deputati tutto lo schieramento di
centro-destra ha votato a favore del disegno di legge.

Il presidente Napolitano, che ho votato e a cui porto rispetto, ci ha
definiti anacronistici; è un termine offensivo che respingo. Al
presidente Napolitano vorrei rispondere con le parole di un altro
Presidente.

PRESIDENTE. Se potessimo tenere l'onorevole Presidente della
Repubblica fuori da queste polemiche sarebbe meglio. (Applausi del
senatore Polito).

GRASSI (RC-SE). Volevo rispondere con doveroso rispetto, visto che il
Presidente ha voluto definirci con quelle modalità.

Vorrei rispondere con le parole del Presidente Sandro Pertini.

PRESIDENTE. Senatore Grassi, lui è Presidente della Repubblica.

GRASSI (RC-SE). Certamente, è io credo di poter dire queste cose.

A proposito di chi lottava contro la guerra, Sandro Pertini, nel
messaggio di fine anno del 1983, disse: "Io sono con coloro che
manifestano per la pace. È troppo facile dire che queste
manifestazioni
sono strumentalizzate. Sono giovani che scendono in piazza e vogliono
difendere la pace e quindi vogliono difendere il loro avvenire". Mi
riconosco in queste parole anacronistiche.

In ogni caso, in questo Paese di anacronistici ce ne sono tanti,
visto
che nei giorni scorsi un sondaggio ci informava che ben il 61 per
cento
degli italiani è per il ritiro dei militari dall'Afghanistan. Il
problema è che quando si vota alla Camera solo l'1 per cento dei
rappresentanti di quegli stessi italiani vota per il ritiro. Cari
colleghi, non meravigliamoci allora se poi si produce quel distacco
tra
cittadini e istituzioni, tra società e politica, sui quali si fanno
tanti convegni e vengono spese tante parole, spesso inutili.

Signor Presidente, rimaniamo fortemente contrari a questo disegno di
legge. Se fosse stato messo in votazione come disegno di legge non lo
avremmo votato, come hanno fatto alcuni colleghi alla Camera dei
deputati. Il Governo, decidendo di mettere la fiducia e considerando
del tutto legittimo che all'interno della coalizione sia presente una
posizione come la nostra, ha mostrato, anche con le parole
pronunciate
in questa Aula dal ministro Chiti, una sensibilità che apprezziamo.
Voteremo quindi la fiducia perché non è mai stata nostra intenzione
far
cadere il Governo e anche perché non vogliamo essere utilizzati come
pretesto per produrre allargamenti dell'attuale maggioranza verso il
centro. Anzi, con la nostro azione abbiamo evitato che in quest'Aula
ciò sì determinasse.

Ci impegniamo fin da adesso con altri parlamentari, che pure in
questo
passaggio hanno assunto una posizione diversa dalla nostra ma che
come
noi sono per il ritiro dell'Afghanistan, e con i movimenti per la
pace
per riuscire a ottenere tra sei mesi quell'uscita dall'Afghanistan
che
non siamo riusciti a realizzare questa volta.

Come dimostrano anche i tragici fatti che stanno avvenendo in queste
ore in Libano, il mondo non può essere governato con la guerra e con
la
violenza. Il vertice di ieri, purtroppo, non ha dato esiti positivi,
poiché anche per il medio oriente gli Stati Uniti, appoggiando
incondizionatamente la politica di Israele, impediscono che si
determini una soluzione. Questa non può che passare attraverso
l'immediato cessate il fuoco, il ritiro delle truppe israeliane dal
Libano, ma soprattutto – è questo il vero problema da risolvere,
altrimenti non c'è tregua che tenga – attraverso il riconoscimento
del
diritto del popolo palestinese ad avere un proprio stato.

Israele dice di aver iniziato questa guerra per far rispettare la
risoluzione n. 1559 dell'ONU. Quale ipocrisia! Da quale pulpito viene
la predica! Sono decine le risoluzioni dell'ONU che Israele da
decenni
considera sistematicamente carta straccia. Se il nostro Governo vuol
dare un contributo per la pace, deve impegnarsi affinché Israele si
ritiri dai territori occupati e cessi la costruzione del muro della
vergogna. Sarebbe opportuno, inoltre, che il nostro Paese
interrompesse
l'accordo militare con Israele, stilato nella scorsa legislatura da
Berlusconi. (Applausi dai Gruppi RC-SE e IU-Verdi-Com).

Votiamo SI’ ma solo perché c’è la fiduciaultima modifica: 2006-07-27T16:34:04+02:00da m_gandhi
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